Giuseppe Mazzini: pensiero e azione



Giuseppe Mazzini
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Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico e filosofo italiano.
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Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano.
Le teorie mazziniane furono inoltre di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l'affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato.
Nel 1826, scrisse il suo primo saggio letterario, "Dell'amor patrio di Dante" nel 1837.
Il 6 aprile del 1827 ottenne la laurea in Utroque Jure.
Nello stesso anno divenne membro della carboneria, della quale divenne segretario in Valtellina.

La sua attività rivoluzionaria lo costrinse a rifugiarsi a Marsiglia, dove organizzò nel 1831 un nuovo movimento politico chiamato Giovine Italia. Il motto dell'associazione era:
Dio e popolo

e il suo scopo era l'unione degli stati italiani in un'unica repubblica, quale sola condizione possibile per la liberazione del popolo italiano dagli invasori stranieri.
L'obiettivo repubblicano e unitario avrebbe dovuto essere raggiunto con un'insurrezione popolare. Mazzini fondò altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di altri stati europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia e infine la Giovine Europa.

Mazzini non accettò mai la monarchia e continuò a lottare per gli ideali repubblicani.
Nel 1870 fu recluso nel carcere militare di Gaeta e costretto all'esilio, ma egli riuscì a rientrare sotto falso nome a Pisa, dove visse nascosto fino al giorno della sua morte quando la polizia del nuovo Regno d'Italia stava nuovamente per arrestarlo.

Il pensiero politico

La nuova concezione romantica della storia

Per comprendere appieno la dottrina politica di Mazzini bisogna rifarsi al pensiero religioso che ispira il periodo della Restaurazione seguito alla caduta dell'impero napoleonico.

Nasceva allora una nuova concezione della storia che smentiva quella degli illuministi basata sulla capacità degli uomini di costruire e guidare la storia con la ragione.

Le vicende della Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano dimostrato che gli uomini si propongono di perseguire alti e nobili fini che s'infrangono dinanzi alla realtà storica.

Il secolo dei lumi era infatti tramontato nelle stragi del Terrore e il sogno di libertà nella tirannide napoleonica che mirando alla realizzazione di un Europa al di sopra delle singole nazioni aveva determinato invece la ribellione dei singoli popoli proprio in nome del loro sentimento di nazionalità.

La storia non è guidata dagli uomini ma è Dio che agisce nella storia; esisterebbe dunque una Provvidenza divina che s'incarica di perseguire fini al di là di quelli che gli uomini si propongono di conseguire con la loro meschina ragione.

La concezione reazionaria

Da questa concezione romantica della storia, intesa come opera della volontà divina si promanano due visioni contrapposte:

a) una prospettiva reazionaria vede nell'intervento di Dio nella storia una sorta di avvento di un'apocalisse che metta fine alla sciagurata storia degli uomini.

b) Napoleone è stato con le sue continue guerre l'Anticristo di questa apocalisse.

Dio segnerà la fine della storia malvagia e falsamente progressiva ed allora agli uomini non rimarrà che volgersi al passato per preservare e conservare quanto di buono era stato realizzato. Si cercherà in ogni modo di cancellare tutto ciò che è accaduto dalla Rivoluzione a Napoleone restaurando il passato.

Dio e Popolo

Il pensiero politico "mazziniano" deve dunque essere collocato in questa temperie di romanticismo politico-religioso che dominò in Europa dopo la rivoluzione del 1830 ma che era già presente nei contrasti al Congresso di Vienna tra gli ideologi che proponevano un puro e semplice ritorno al passato prerivoluzionario e i cosiddetti politici che pensavano che bisognasse operare un compromesso con l'età trascorsa.

La visione religiosa di Mazzini non coincide con quella di nessuna religione rivelata.

Egli è convinto che sia ormai presente nella storia un nuovo ordinamento divino nel quale la lotta per raggiungere l'unità nazionale assume un significato provvidenziale. «Operare nel mondo significava per il Mazzini collaborare all'azione che Dio svolgeva, riconoscere ed accettare la missione che uomini e popoli ricevono da Dio».

Per questo bisogna «mettere al centro della propria vita il dovere senza speranza di premio senza calcoli di utilità.» (A.Omodeo, op.cit.).

Quello di Mazzini era un progetto politico ma mosso da un imperativo religioso che nessuna sconfitta, nessuna avversità avrebbe potuto indebolire. «Raggiunta questa tensione di fede , l'ordine logico e comune degli avvenimenti veniva capovolto ; la disfatta non provocava l'abbattimento, il successo degli avversari non si consolidava in ordine stabile» (A.Omodeo, op,cit,)

La storia dell'umanità dunque è una progressiva rivelazione della Provvidenza divina che di tappa in tappa si dirige verso la meta predisposta da Dio.

Esaurito il compito del cristianesimo, chiusasi l'era della Rivoluzione francese ora occorreva che i popoli prendessero l'iniziativa per «procedere concordi verso la meta fissata al progresso umano» (A.Omodeo, op.cit.).

Ogni singolo individuo, come la collettività, tutti devono attuare la missione che Dio ha loro affidato e che attraverso la formazione ed educazione del popolo stesso, reso consapevole della sua missione, si realizzerà attraverso due fasi: Patria e Umanità.

Patria e Umanità

  1. Senza una patria libera nessun popolo può realizzarsi nè compiere la missione che Dio gli ha affidato ;
  2. il secondo obiettivo sarà l'Umanità che si realizzerà nell'associazione dei liberi popoli sulla base della comune civiltà europea attraverso quello che Mazzini chiama il banchetto delle Nazioni sorelle.

Un obiettivo dunque ben diverso da quella confederazione europea immaginata da Napoleone dove la Francia avrebbe esercitato il suo primato egemonico di Grande Natione.

La futura unità europea non si realizzerà attraverso una gara di nazionalismi ma attraverso una nobile emulazione dei liberi popoli per costruire una nuova libertà.

Il processo di costruzione europea, secondo Mazzini, doveva svolgersi prima di tutto attraverso l' affermazione delle nazionalità oppresse, come quelle facenti parte dell' Impero Asburgico, e poi anche di quelle che non avevano ancora raggiunto la loro unità nazionale nel singolo Stato.

A queste ultime appartenevano sia il popolo italiano, quello germanico e il polacco. Per ottenere la coscienza rivoluzionaria necessaria al perseguimento di questo programma politico Mazzini fondò la Giovane Europa, come associazione rivoluzionaria europea che aveva come scopo specifico l' agire in modo comune, dal basso e usando strumenti rivoluzionari e democratici per realizzare nei singoli Stati una coscienza nazionale e rivoluzionaria.

L'iniziativa italiana

In questo processo unitario europeo spetta all'Italia un'alta missione:

quella di riaprire, conquistando la sua libertà, la via al processo evolutivo dell'Umanità.

La redenzione nazionale italiana apparirà improvvisa come una creazione divina al di fuori di ogni inutile e inefficace metodo graduale politico diplomatico di tipo cavouriano.

L'iniziativa italiana che avverrà sulla base della fraternità tra i popoli e non rivendicando alcuna egemonia, come aveva fatto la Francia, consisterà quindi nel dare l'esempio per una lotta che porterà alla sconfitta delle due colonne portanti della reazione, di quella politica dell'Impero Asburgico e di quella spirituale della Chiesa cattolica.

Raggiunti gli obiettivi primari dell'unità e della Repubblica attraverso l'educazione e l'insurrezione del popolo, espressi dalla formula di pensiero e azione, l'Italia darà quindi il via a questo processo di unificazione sempre più vasta per la creazione di una terza civiltà formata dall'associazione di liberi popoli.

La funzione della politica

è scontro tra libertà e dispotismo e tra queste due forze non è possibile trovare un compromesso: si sta svolgendo una guerra di principi che non ammette transazioni; Mazzini esorta la popolazione a non accontentarsi delle riforme che erano degli accomodamenti gestiti dall'alto: non radicavano, cioè, nell

o spirito del te

mpo quella libertà e quell'uguaglianza di cui il popolo aveva bisogno.

La logica della politica è logica di democrazia e libertà, non accettabili dalle forze reazionarie; contro di esse è necessaria una brusca rottura rivoluzionaria: alla testa del popolo vi dovrà essere la classe colta (che non può più sopportare il giogo dell

'oppressione) e i giovani (che non possono più accettare le anticaglie dell'antico regime). Questa rivoluzione deve portare alla Repubblica, la quale garantirà l'istruzione popolare.

La rivoluzione, che è anche pedagogico strumento di formazione di virtù personali e collettive, deve iniziare per ondate, accendendo focolai di rivolta che incitino il popolo inconsapevole a prendere le armi. Una volta scoppiata la rivoluzione si dovrà costituire un potere dittatoriale che gestisca temporaneamente la fase post-rivoluzionaria. Il governo verrà restituito al popolo non appena il fine della rivoluzione verrà raggiunto.

La Giovane Italia deve educare alla gestione della cosa pubblica, ad essere buoni cittadini, non è, perciò, esclusivamente uno strumento di organizzazione rivoluzionaria. Il popolo deve avere diritti e doveri, mentre la Rivoluzione Francese si è concentrata esclusivamente sui diritti individuali: fermandosi ai diritti dell'individuo aveva dato vita ad una società egoista; l'utile per una società non va mai considerato secondo il bene di un singolo soggetto ma secondo il bene collettivo.

Mazzini non crede nell'eguaglianza predicata dal marxismo e al sogno della proprietà comune sostituisce il principio dell'associazionismo, che è comunque un superamento dell'egoismo individuale.

La questione sociale

Mentre tutta la sinistra democratica europea si riproponeva l'obiettivo di una insurrezione popolare, Mazzini rifiuta la lotta di classe convinto com'è che per spingere il popolo alla rivoluzione basti indicargli l'obiettivo della unità, della repubblica e della democrazia. Certo Mazzini non ignorava la grave questione sociale italiana che era soprattutto questione contadina ma egli pensava che questa dovesse essere affrontata e risolta solo dopo il raggiungimento dell'unità nazionale e non attraverso lo scontro delle classi ma attraverso una loro collaborazione. La divisone sociale delle classi avrebbe comportato la divisione e la debolezza per il raggiungimento dell'obiettivo primario dell'unità e dell'indipendenza. Un programma il suo di solidarietà nazionale che in effetti gli valse consensi solo tra il ceto medio cittadino, tra gli intellettuali e gli studenti e negli artigiani.

Mazzini è avversario del marxismo perché i socialisti ragionano per gli interessi di una sola classe: il proletariato; è arbitrario e impossibile pretendere l'abolizione della proprietà privata: si darebbe un colpo mortale all'economia che non premierebbe più i migliori. Per salvaguardare l'economia e allo stesso tempo per tutelare i più poveri, Mazzini punta su una forma di lavoro cooperativo: l'operaio dovrà rinunciare al salario in cambio della "Piena responsabilità e proprietà sull'impresa", ovvero Mazzini puntava sul superamento in senso sociale del capitalismo imprenditoriale classico, anticipando in questo sia le teorie distribuzioniste, sia la corrente repubblicana e socializzatrice del fascismo, che avrà infatti in Mazzini uno dei suoi miti fondanti.

Le cospirazioni e il fallimento dei moti mazziniani

I moti mazziniani, ispirati ad un'ideologia repubblicana e antimonarchica furono considerati sovversivi e quindi perseguiti da tutte le monarchie italiane dell'epoca. Per i governi preunitari, i mazziniani altro non erano che terroristi e come tali furono sempre condannati.

La Giovine Italia (1831)

Nel 1831 Mazzini si trovava a Marsiglia in esilio dopo l'arresto e il processo subito l'anno prima in Piemonte a causa della sua affiliazione alla Carboneria. Non potendosi provare la sua colpevolezza infatti la polizia sabauda lo costrinse a scegliere tra il confino in un paesino del Piemonte e l'esilio.

Mazzini preferì affrontare l'esilio e nel febbraio del 1831 passò in Svizzera, da qui a Lione e infine a Marsiglia.

Con la fondazione della Giovane Italia nel 1831 il movimento insurrezionale andava organizzato su precisi obiettivi politici:

  1. indipendenza,
  2. unità,
  3. libertà.

Occorreva poi una grande mobilitazione popolare poiché la liberazione italiana non si poteva conseguire attraverso l'azione di pochi settari ma con la partecipazione delle masse. Rinunciare infine ad ogni concorso esterno per la rivoluzione:

«La Giovine Italia è decisa a giovarsi degli eventi stranieri, ma non a farne dipendere l'ora e il carattere dell'insurrezione» (da G.Mazzini, Istruzione generale per gli affiliati nella Giovine Italia in Scritti editi e inediti, II, Imola, 1907).

Gli strumenti erano l'educazione e l'insurrezione. Quindi bisognava che la Giovane Italia perdesse il più possibile il carattere di segretezza, conservando quanto necessario a difendersi dalle polizie, ma acquistasse quello di società di propaganda, un'«associazione tendente anzitutto a uno scopo di insurrezione, ma essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno» (G.Mazzini, op.cit.) - anche attraverso il giornale "La Giovine Italia", fondato nel 1832 - del messaggio politico della indipendenza, dell'unità e della repubblica.

Dieci anni dopo, il 5 maggio 1848, l'associazione fu definitivamente sciolta da Mazzini che fondò, al suo posto, l' "Associazione Nazionale Italiana".

Il ruolo storico di Mazzini

«Suscitò continuamente energie, affascinò per quarant' anni ogni ondata di gioventù ... e intanto gli anziani gli sfuggivano...».

Quasi tutti i grandi personaggi del Risorgimento aderirono al mazzinianesimo ma pochi vi restarono.

Il contenuto religioso profetico del pensiero del Maestro , in un certo modo rivelatore di una nuova fede, imbrigliava l'azione politica. Mazzini infatti non aveva «la duttilità e la mutevolezza necessaria per dominare e imprigionare razionalmente le forze».

Per questo occorreva una capacità di compromesso politico propria dell'uomo di governo come fu Cavour.

«Il compito di Mazzini fu invece quello di creare l' "animus" » . Quando sembrava che il problema italiano non avesse via d'uscita «ecco per opera sua la gioventù italiana sacrificarsi in una suprema protesta. I sacrifici parevano sterili» ma invece risvegliavano l'opinione pubblica italiana e europea.

«La tragedia della Giovine Italia impose il problema italiano a una sempre più vasta sfera d'Italiani: che reagì sì con un programma più moderato ma infine entrò in azione...» e quegli stessi ex mazziniani che avevano rinnegato il Maestro aderendo al moderatismo riformista alla fine dovettero abbandonare ogni progetto federalista e acconsentire all'entusiasmo popolare suscitato dalle idee mazziniane di un riordinamento unitario italiano. [10]

Hanno detto di lui


Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d’accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini. »


« Egli solo vegliava, quando intorno tutto dormiva »


« Il famoso rivoluzionario Giuseppe Mazzini, più conosciuto in Russia come patriota italiano, cospiratore e agitatore che come metafisico deista e fondatore della nuova chiesa in Italia, sì, proprio Mazzini ritenne utile e necessario nel 1871, il giorno dopo la disfatta della comune di Parigi, quando i feroci esecutori di Versailles fucilavano a migliaia i disarmati comunardi, affiancare l'anatema della chiesa cattolica e le persecuzioni poliziesche dello Stato con il suo proprio anatema sedicentemente patriottico e rivoluzionarioma nella sostanza assolutamente borghese e teologico insieme. »


« Quando Giuseppe Mazzini nella sua solitudine, nel suo esilio si macerava nell'ideale dell'unità unita e nella disperazione di come affrontare il potere... Lui, uomo così nobile, così religioso, così idealista concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici. »

(Bettino Craxi (intervento sulla questione palestinese alla Camera dei Deputati del 6 novembre 1985))