lettera aperta a Goffredo Mameli

Goffredo Mameli 5 sett. 1827 + 6 luglio 1849

Una vita breve quella del poeta e patriota Goffredo Mameli:
solo ventidue anni ma pieni di eventi patriottici e dalla creazione dell'inno:
“Fratelli d’Italia”.

Nel 1845 aderisce alle idee repubblicane e unitarie di Giuseppe Mazzini.
Preso dall’entusiasmo per gli eventi politici del periodo, Mameli nel 1847 scrive
“Fratelli d’Italia”,
che incita il popolo alla lotta ricordando la grandezza di Roma e una serie di battaglie per la libertà che hanno visto il popolo italiano protagonista.

Tra gli obiettivi di tali componimenti vi è anche quello di supportare l’azione politica e militare degli insorti.
Mameli prende parte alle cinque giornate di Milano, intervenendo con trecento volontari in soccorso di Nino Bixio.
In seguito affronta le truppe austriache, con il grado di capitano dei bersaglieri sul Mincio.

Il 16 agosto scrive un altro celebre inno, l’ “Inno militare”, che viene musicato da Giuseppe Verdi.

Nel 1849 partecipa alla resistenza della Repubblica romana insieme a Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, riuscendo con gli altri insorti a tenere in scacco le truppe francesi per oltre un mese.
A Roma Mameli è aiutante di campo dell'eroe dei due mondi.
Il 3 giugno durante la difesa della Villa del Vascello rimane vittima di uno sfortunato incidente,

“Nato a Genova nel 1827, morto alla difesa di Roma nel 1849, dopo aver preso parte alla prima guerra d’indipendenza, restò nella memoria delle generazioni risorgimentali come un mito di eroismo e di poesia, reso più fulgido, e patetico, dalla morte che troncò la sua esistenza quando non era ancora ventiduenne, in quella difesa magnanima e disperata di Roma che fu il primo, grande banco di prova d’una gioventù italiana ridestatasi dietro l’impulso mazziniano.
Al Mazzini il Mameli fu fedele, come si vede dal suo celebre inno” (Mario Pazzaglia)
liberamente sintetizzato da:
http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Goffredo-Mameli-biografia.html

Ricordo di Mameli di Giuseppe Garibaldi:

"Mameli Goffredo era mio aiutante in campo, più ancora amico mio... la sua perdita mi ha straziato e mi strazia ancora, soprattutto pensando alle glorie perdute dell'infelice mio Paese.

Italia mia! Non Italia delle turpitudini e del lucro, quella del tanto per cento!
Ma l'Italia come ideale sublime!

Non quella piegata sotto il bastone del padrone di turno... quella della pancia e della prostituzione, ma, quella concepita da Dante e Petrarca, quella per cui morirono i Bandiera e migliaia di giovani... morirono anche come Mameli sotto le mura di Roma!

Mameli! ... intelligenza sublime ed eroica purezza.
Non gli ermafroditi istrioni, gli eunuchi: buoni papponi.

Solo tu Mameli hai trovato l'inno marziale che la solleva dalla polvere.

I nati sotto il cielo d'Italia non abbisognano dell'estraneo per redimersi, ma d'unione e d'un inno, che li colleghi! che parli all'animo dell'italiano con l'eloquenza del fulmine, la potente parola del riscatto!
(libera traduzione da: Cesare Spellanzon, "Memorie di Garibaldi" - Storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, 5 vol. Rizzoli 1933

lettera aperta a Goffredo Mameli

Gent. mo patriota, caro Goffredo,
stupirai di sapere come si è pervertita la massoneria, ponendosi al servizio della finanza internazionale dell'usuraio ebreo.
Grassi maiali, avendo materializzato lo spirito si sono resi abbrutiti animali su cui il più forte ha diritto di predazione!
Finzione è diventata ogni istituzione, infatti ogni struttura è al suo posto ma è svuotata di ogni significato!
Ormai, svuotati di dignità ci avviamo ad un girone infernale guidati come un gregge cieco da una mano maligna! Invano, come chi batte l'aria si cerca di porre rimedio ai problemi perché il gregge ignora la stessa esistenza del signoraggio bancario e se ne parli non ti sta ad ascoltare!

Difficile è trovare un idealista, un vero uomo che sia capace di morire per la sua patria e per il riiscatto della dignità.
Vano fu il tuo supremo sacrificio e quello di tanti tuoi fratelli, oggi i massoni banchettano sul vostro sangue di eroi, come sul nostro di vermi!
La degradazione è tale che il signoraggio ci rende sudditi e schiavi di un padrone di cui non conosciamo ne il volto e ne il nome.
Che il tuo spirito e il tuo carisma caro Mameli Goffredo faccia sorgere veri uomini poiché oggi siano circondati dal canto dei "gadduffi" che triste spettacolo!
ciao Goffredo, tuo in Cristo Lorenzo
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Avete preferito il signoraggio bancario e avere rifiutato il Signore?
Adesso dovete subirne tutte conseguenze!
http://fedele.altervista.org
Lorenzo Scarola, rappresentante di Dio, è disponibile per la costruzione del Nuovo Tempio di JHWH a Gerusalemme.
http://ilcomandamento.blogspot.com
il Signoraggio bancario è il più grande crimine e la più grande truffa legalizzata della storia dell'umanità.

Una schiera di "dannati con le corna": massoni, satanisti, signoraggio bancario, S.p.A., ecc..., soffocano ogni spazio vitale e uccidono la speranza nelle future geneazioni, con criminale arroganza, cercano di distruggere ogni realtà che inizia con crist****.
Paradossalmente, la soluzione a tutto ciò non è religiosa, ma spirituale, cultuarale e soprattutto monetaria: la proprietà popolare della moneta.
Noi vogliamo il SIMEC come moneta locale e l'AURO come moneta internazionale entrambi di proprietà del portatore.
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Tutti coloro che non denunciano, come parte attiva questo crimine, sono complici dello stesso!
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Gent.mo Presidente,
come iniziamo a salvare i Cristiani e in particolare Papi, Cardinali, Vescovi, Sacerdoti?
Facciamo un progetto insieme di Comunione Eucaristica nella vita quotidiana?
Il Signore sia con Voi.
Si, Ing. Stefano, torniamo alla fede dei nostri padri!

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